Consigli di stagione – S&H Magazine maggio 2018

E’ stato uno di quei giorni di marzo quando il sole splende caldo e il vento soffia freddo: quando è estate nella luce, e inverno nell’ombra.
(Charles Dickens)
                                  

            Della primavera adoro il sole che dolcemente accarezza il mio viso, cielo terso, sapore di libertà, voglia di scoprirsi, come se il corpo desiderasse germogliare e mostrarsi dopo mesi di solitudine dietro ai cappotti.
Odori e colori tipici ci mostrano, seppur in lontananza, l’arrivo dell’estate.
La corsa alle t-shirt, ai bermuda ed alle scarpe senza calze…

Parola d’ordine scoprirsi, ma con molta attenzione.

La primavera, almeno nei mesi di aprile e maggio, ci investe di belle giornate, corriamo al mare anche solo per un ora per poterci rigenerare dalle tristi piogge invernali. Tanti e ancor di più i tranelli dietro tutto ciò, influenze e raffreddori non aspettano altro che colpirci per la sola smania di scoprirci. Ebbene, sarebbe, anzi è, così facile se con un pizzico di attenzione, godere della primavere senza precluderci alcun giorno se solo tenessimo le giuste accortezze. La fretta, come sapete, è da sempre cattiva consigliera, per tanto non abbiatene nel fare il cambio di stagione, giornate fresche dove il maglione ed il giaccone saranno comodi non è escluso capiteranno.

Col bel tempo e con l’ora legale la voglia di rincasare diminuisce, ma è bene tener presente che se durante il giorno la temperatura sale, la mattina presto cosi come in serata rinfresca, e non poco. Sono questi due momenti della giornata quelli cruciali, che incidono sul raffreddore e nei casi peggiori in influenze varie. Quante volte avrete sentito consigli del tipo, vestiti a strati, immagino un infinità. Questo consiglio non intende dire che hai bisogno di chissà cosa tipo, canottiera, t-shirt, camicia, maglione, giacca e pashmina, anche perché ti toccherebbe passare il resto delle giornate a scoprirti e ricoprirti, insomma una totate seccatura.
Ma neppure il contrario.
I tessuti che dovresti utilizzare almeno in questa fase di transizione tra il freddo invernale ed il caldo estivo sono sostanzialmente due : cotone e cashmere.

 – Il primo è fresco e lascia traspirare la pelle. Troviamo capi stupendi quali maglioni, camicie, t-shirt e pantaloni. La varietà è vastissima ed il suo costo è sempre più che abbordabile, si lava con estrema facilità e si asciuga in un batter d’occhio.

 – Il cashmere, decisamente più pregiato rispetto al primo, si pensa sia più adatto alla stagione invernale per la sua peculiarità di mantenere il calore. In realtà è adatto in qualsiasi momento dell’anno, se pensiamo ad una semplice camicia per esempio, la sua capacità di mantenere la temperatura non ci fa percepire gli sbalzi tra la mattina e la sera per l’altissima capacità isolante sia dal freddo che dal caldo.

Capi intramontabili ci spianano la strada, senza doverci assillare nelle tendenze del momento e mantenendo uno stile di tutto rispetto, vediamone alcuni : blue jeans , colore fresco e tessuto resistentissimo; saloppettes a gamba lunga e a gamba corta, decisamente di tessuto jeans, direi che non necessita alcuna recensione ma di un semplice aggettivo, superlativa; t-shirt di cotone sia girocollo che scollo a v, molto indicato in questo periodo; cardigan in cotone, li adoro, magari in stile navy quindi bianco e blu è perfetto sia sopra una semplice maglietta che da solo; trench, anche questo un capo ever green stupendo perché primaverile, elegantissimo così come casual a seconda della circostanza e dell’accostamento deciso; aggiungo il giubbino in pelle nero perché non c’è un perché, non deve assolutamente mancare.

Questi son solo alcuni esempi che ti consentono di giocare sul tuo stile in mille modi.

I colori delle belle stagioni sono sempre quelli chiari, il senso di freschezza non può certamente attirare un nero o un grigio, ebbene io non la penso proprio così. Premesso che la banalità aimè è sempre e ovunque, io son però del parere che l’eleganza sia dettata dal bianco così come dal nero, ciò che fa la differenza è il tessuto del capo e non il suo colore. Cari amici vestitevi quindi dei più disparati colori, accostate bianco e nero come verde e rosso ,e non date retta alla provincialità del comune vestirsi ma al vostro mood.

L’eleganza come lo stile non sta in ciò che indossi bensì in come lo porti!

“Epater la bourgeoisie” semplicemente Dandy

           ” La bellezza è tutto ciò che non piace ai borghesi“, (Oscar Wilde).

Nato in Inghilterra nei primi dell’800 come movimento cultural filosofico, il Dandismo è un vero e proprio stile di vita. Si manifesta come atteggiamento intellettuale e sopra le righe, quasi superficiale e riluttante verso i principi popolari, un’ esasperata ostentazione di modi e di eleganza, atto a palesare un totale distacco individualistico verso la mediocrità borghese. Dandy è il nome che identifica questi splendidi precursori dell’attuale Gentleman. Simbolo, esempio e creatore del Dandyism fu George Bryan Brummell detto il “Beu”, nato a Londra nel 1778. Figlio di un semplice impiegato, si distinse per la sua raffinata eleganza e cura del dettaglio, un uomo eccentrico, alle volte effeminato, un esteta per eccellenza che faceva del suo ben vestire uno stile di vita da mostrare come fosse un’opera d’arte ambulante. Un mondano per eccellenza, appartenente alla vita ed al costume della società elegante, del cosiddetto “bel mondo”. Superiore alle leggi della moralità sociale capace di creare e modificare la moda e mai di seguirla.

Epater la bourgeoisie” ossia “stupire la borghesia” era primo comandamento del dandismo, derivato dalla rivoluzione francese quando la borghesia premeva per avere potere sull’aristocrazia ed il clero.
Baudelaire sosteneva  nel 1863 ne ” il pittore della vita moderna” :
“…il dandismo appare in periodi di transizione in cui la democrazia non è ancora del tutto potente e l’aristocrazia ha appena iniziato a vacillare e cadere. Nei disordini di momenti come questi alcuni uomini socialmente, politicamente e finanziariamente a disagio, ma assolutamente ricchi di un’ energia innata, possono concepire l’idea di stabilire un nuovo tipo di aristocrazia, ancora più difficile da abbattere perchè basata sulle più preziose e durevoli facoltà e su doni divini che il lavoro e il denaro sono incapaci di donare”.
Un aspetto davvero curioso è che, per esser considerati Dandy ed esser accolti nella nicchia mondana ed aristocratica del bel mondo, non era sufficiente indossare dei bei capi e tenere un modo di fare indifferente.
Un vero Dandy doveva convincere gli altri col suo narcisismo, mostrando la sua indentità, originale nel modo di vestire e di accostare capi ed accessori, andar controcorrente alla massa ed alla moda. Doveva sorprendere gli altri, essere imprevedibile, talvolta con comportamenti esattamente opposti a quelli consoni al dandismo stesso.
Autocontrollo ed insensibilità emotiva erano caratteristiche fondamentali, un totale distacco verso gli eventi, almeno in apparenza. E’ bene capire che il Dandy è un anima inquietà, inarrestabile,  alla continua ricerca dell’originalità e del bello ostentando se stesso, mai banale ne prevedibile. Anticonformista verso ogni forma morale, i suoi snobismi non sono altro che forme di protesta contro il non riconoscimento della superiorità aristocratica. E’ intuibile capire che questo stile di vita, fatto di eccessi palesa una difesa dalla minaccia sociale.
La figura del Dandy è ancora presente, aggiornata ai tempi attuali, con tutte le variabili del tempo trascorso. In linea di massima l’attuale Dandy è un Galantuomo dal buon gusto e dai bei modi, certamente narcisista, un signore che mantiene l’eleganza d’altri tempi ma che si discosta da quello del passato per la maturità acquisita. Non ha bisogno di ostentare per distinguersi a livello sociale, è superiore a tale superficialità. Uno stile di vita tendente più che altro al mero apprezzamento di se stesso in maniera semplice ed educata ed in pace col mondo, capace di confrontarsi e relazionarsi con chiunque. Alcuni tra i più autorevoli e significativi Dandy moderni, sono per esempio: Karl LagerfeldGianluca Vacchi, Lapo Elkan , per gli amanti cinefili consiglio vivamente il film “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Quest’ultimo è un eloquente spaccato del Dandy del XXI secolo.

Il trend della vanità

Dal mio ultimo articolo su S&H Magazine n. 258 • Marzo 2018

 

“Mai e poi mai avrei pensato, tantomeno mi sarei aspettato, che un trend potesse creare uno stile di vita. Circa 5 anni fa esplode la tendenza del barbuto, #beardedmen, un impatto mondiale totalmente inaspettato, che ha generato una vera rivoluzione dell’immagine dell’uomo moderno, fagocitando settori vari, quali cosmesi,barberia, tattoo e moda.
Dalla pelle liscia e pulita si è decisamente passati a quella rude e barbuta, un ritorno alle origini dell’uomo,che lo vede cestinare i rasoi e la schiuma da barba per apprezzare, curare e mostrare i caratteri forti di un tempo.
Si sa, le tendenze vanno e vengono da sempre ma, forse in questo caso si può affermare ad alta voce che la cosa è sfuggita di mano, gli uomini sono letteralmente impazziti, come dei bambini che scoprono ciò che madre natura mostra loro sin dalla pubertà, la Barba.
Mora, rossa, bionda e bianca, un arcobaleno di peli che avvolgono il volto, consumando specchi e vetrine, irsuti in ogni dove. La barba diventa sinonimo di vanità.
Nei social network mille e più volti si mostrano tra un selfie e l’altro, gruppi di amanti ed amatori dello stile #bearded nascono con l’intento di condividere segreti, confrontarsi e scambiarsi pareri sui migliori oli e balsami, taluni ottengono un certo seguito iniziando ad influenzare le masse con tagli di capelli che si sposano perfettamente con la folta chioma che circonda il mento. Rasature old school, contest di barbieri in tutta italia enfatizzano soltanto ciò che oramai è incontenibile. I barbershop accolgono a braccia aperte chiunque desideri esser coccolato, come era solito fare in passato, offrendo servizi di altissima qualità come massaggi rilassanti e panni caldi. Il trend non si ferma al mero curar del pelo bensì si estende a tutto tondo, torna in voga lo stile Hipster degli anni ‘40, anche se del vero hipster vi è ben poco o forse nulla, pochi, rari o del tutto assenti gli amanti del Bebop e Hot Jazz in stile bohemien, limitandosi ad indossare capi eccentrici, larghi e succinti, scarpe da tennis o mocassini col fodero in pelliccia. Parola d’ordine stravaganza, esibizione e manifestazione di un egocentrismo che non si riscontrava da anni. La moda in tutto il suo fascino cavalca l’onda, creando capi AD-HOC per render sempre più esclusivo l’uomo irsuto. Più si è stravaganti, maggiore è l’impatto visivo del soggetto nei media e più è richiesto dagli stilisti. In una società sempre più metropolitana, dove i tempi e i ritmi sono scanditi dalla frenesia, dalla corsa al like in ogni singolo smartphone presente sulla faccia della terra, notare giovani, e meno giovani, dai caratteri forti ed originali è un gioco da ragazzi. I modelli barbuti prendono così piede, tatuati di ancore e fari, timoni e velieri capitanati da sapienti capitan findus creano dei disegni originalissimi tappezzando il corpo dove anche la tartaruga ha difficoltà a mostrarsi. Sono figure dal potenziale mediatico incredibile, attualmente richiestissimi nel fashion marketing. Stilisti del calibro di Alexander McQueen, Dries Van Noten, Etro, John Richmond, Tagliatore son solo alcuni che hanno capito quanto potesse essere innovativo ed originale sfruttare tale connotato per dar spessore ai loro capi durante le varie fashion week di questi anni. Particolarmente richiesti si son manifestati quelli dalla barba rossa ed ancor di più dai capelli bianchi e barba bianca. Su questi ultimi il web è impazzito, tantissimi blog recensivano i migliori modelli bianchi, comunicando il messaggio che l’uomo seppur non più giovane ha sempre un fascino incredibile. Insomma cari amici, da barbuto posso dirvi, in totale consapevolezza, che a distanza di oramai 5 anni e più dal suo “esordio” il barbuto non smette di affascinare il mondo come fosse un Re.”

Enrico Salis – Marzo 2018

P.S. tieniti aggiornato con i miei articoli e tantissimi altri argomenti su www.shmag.it/leggi-lultimo-numero

 

 

 

Henry Beard – Professione Gentleman

Intervista a cura di Manuel Di Cristo,
                                                          per S&H Magazine  nel numero di Febbraio 2018. 

” «Mi sono sempre sentito diverso dagli altri, desideravo distinguermi, essere il puntino nero in un’enorme parete bianca, insomma volevo essere notato perché dentro di me era enorme la voglia di farmi conoscere, di mostrare di quanta bellezza fosse ricco il mio cuore»; a giudicare dagli oltre 53 mila follower su instagram, Enrico Salis – alias Henry Beard – sembra aver imboccato la giusta strada per raggiungere il suo obiettivo.

Ma chi è Henry Beard? Enrico è un modello/fashion influencer, vocazione che tende a separare nettamente da quella dei fashion blogger: «loro sono persone che hanno un blog e che descrivono un outfit; a me piace scrivere in un articolo, raccontare, far si che la persona rimanga attaccata alla sedia, coinvolgerla nella descrizione; un po’ come un libro con introduzione, trama e chiusura, condito da sentimenti e trasporto emotivo». Sul suo blog (http://www.perlabarbadienrico.com/) e su instagram (https://www.instagram.com/enrico_salis/) è possibile ammirare i suoi scatti, dove la protagonista assoluta è la folta barba: «avevo 11 anni quando vidi una foto di mio padre, vestito elegantemente e con una splendida barba; me ne innamorai al punto che dissi a me stesso “Enrico, un giorno anche tu avrai una barba così”». Invece Enrico si trasforma in Henry Beard solo 4 anni fa, quando in visita a Firenze rimane colpito da alcuni uomini vestiti con gusto e con una bella barba curata; scocca nuovamente la scintilla, l’idea del bimbo di 11 anni si concretizza e – con essa – si infittisce l’attività sui social, lavori saltuari da modello, le collaborazioni con brand più e meno noti. In mezzo a tutto questo anche un’ospitata a “Uno mattina”, in una puntata in cui il dibattito ruota attorno – ovviamente – alla barba all’interno delle recenti tendenze della moda maschile. A quest’esperienza se ne sono aggiunte altre all’interno del mondo delle spettacolo: una piccola parte come attore nella serie “Maggie & Bianca Fashion Friends” (trasmessa su Rai Gulp) – dove interpreta la parte di un giudice in visita presso l’Accademia di Maggie e Bianca – e alcuni spettacoli con la compagnia teatrale “Gli Investigatori”, prima del rientro in Sardegna dove oggi divide il suo tempo tra la sua passione per la moda e la professione di addetto in ambito commerciale.

Enrico, anzi Henry Beard, si definisce un “esteta totale”, un amante della bellezza tout court: «tutto ciò che è bello merita di essere apprezzato, perché ciò che è bello – a mio parere – è oggettivamente bello, prescinde dal gusto; ne è un esempio la Gioconda: quel quadro può piacere o non piacere ma è intrinsecamente bello, va oltre la soggettività. Il fascino, al contrario, è tutta un’altra cosa, perché ciò che rileva non è un fattore estetico ma quella particolarità che rende – agli occhi di ognuno – bello ciò che bello non è». Ed un concetto distorto di bellezza hanno – a parere di Enrico – coloro che comunemente definiamo “fashion victims”, ovvero persone che «per essere alla moda ne diventano vittime, accettando passivamente la legge dettata da una fashion week col solo scopo di sentirsi parte di qualcosa, di un gruppo»; pecore bianche insomma, lontane dall’indole da pecora nera di Enrico.

Una pecora nera che la moda l’ha sempre amata, fin da quando era ragazzo, molto prima dunque dell’invenzione del personaggio di Henry Beard: « gli scatti, gli outfit, la voglia di mostrarmi e condividere con gli altri la mia vocazione da esteta sono qualcosa che mi è venuto spontaneo fin da subito, come se in fondo la moda fosse nelle mie corde da sempre. In fondo, ero barbuto anche quando non portavo la barba perché comunque il mio stile, l’immagine da gentleman barbuto, è stato solo un rendere manifesta un’identità che ho sempre avvertito mia».

Non mancano idee e progetti per il futuro ma Enrico è uno che ama tenere i piedi per terra; d’altronde, malgrado un buon riscontro sui social, ha dovuto fare i conti con un pizzico di sfortuna che talvolta gli ha sottratto la possibilità di prendere parte ad alcuni percorsi artistici, come il film “poveri ma ricchissimi”: «avrei dovuto avere 2 ruoli: il ladro in una scena, il cameriere in un’altra; la scena del ladro è stata tagliata e, a causa dell’infortunio sul set dell’attore che avrebbe dovuto recitare nella seconda scena, anche quest’ultima».

Niente drammi comunque: di opportunità, per un gentleman come Enrico, ce ne saranno ancora parecchie. “


Ringrazio di cuore Marco Cau per la splendia collaborazione che ci vedrà ogni mese coinvolti nella rubrica “per la barba di Enrico “, Manuel Di Cristo per la fantastica intervista e le belle parole.

Per voi cari amici consiglio vivamente, ogni mese, di dedicare qualche minuto alla lettura di questo splendido magazine

         

Panciotto e Gilet…quel tocco di stile che non deve mai mancare!

Dal fascino incredibile e con una tradizione di totale rispetto, il Gilet ed il Panciotto, apparentemente identici ma sostanzialmente differenti, sono accessori fondamentali che da sempre attribuiscono carattere ed eleganza al Galantuomo.

Chiariamo subito una distinzione, il panciotto si contraddistingue per eleganza, poiché solitamente lo si indossa sopra la camicia e sotto la giacca, con cravatta, pochette ecc ecc,  il gilet, invece, tende ad un outfit più casual e sportivo, come jenas e t-shirt.

Origini

Antica la tradizione di indossare capi smanicati, impossibile risalire esattamente alla sua creazione, si sa per certo però che, in Francia nel XVII secolo un personaggio del teatro popolare noto Gilles indossava un capo privo di maniche, da li nacque il Gilet.
Pare invece che il panciotto derivi dal Giustacuore Francese ma non vi sono informazioni ulteriori e specifiche.
Origini differenti ma che accomunano i due capi su più aspetti, entrambi infatti destinati alle classi sociali alte e composti di materiali di pregiatissima qualità, partendo dal tessuto fino ai  bottoni.
La stessa guardia nazionale francese, come la Gendarmerie indossavano panciotti cugiti con fili d’oro e d’argento.

Con gli anni diventano sempre più simili, tanto da non distinguersi quasi più, ma una differenza sostanziale sta nel fatto che, il panciotto è composto da due stoffe differenti, diversamente dal gilet che è composto da un solo tessuto accuratamente lavorato e sagomato.

Oggi la scelta è talmente elevata che ci si può permettere, tranquillamente, di indossare il Gilet con un outfit casual ed il panciotto con un abito da cerimonia. Questo perché la moda e gli stilisti in primis hanno abbattuto i limiti imposti dalla tradizione.

Si sa, estro artistico e stravaganza regnano sovrani nel mondo della moda.

Si ha per tanto ampia scelta, monopetto o doppiopetto, di seta o di cotone, con bottoni in osso legno metallo o cuoio. Consente per tanto un outfit sia sportivo che di gran classe ed eleganza. Non abbiamo scuse bensi lasciare che il gusto di ciascuno di noi faccia la scelta più adatta, a seconda della circostanza o dell’evento a cui dobbiamo presenziare o per il semplice outfit di tutti i giorni.

Descrivere degli esempi sarebbe superfluo, per tanto lascio a voi cari amici il piacere di abbinare il panciotto o gilet al vostro estro e mood.

Ricordate che laddove aveste dubbi, chiedete, io sono a vostra disposizione per aiutarvi.

Lasciate il vostro commentato e vi auguro una buona giornata.